Lo Stendardo del Rotary Brescia Est
Il nostro territorio si trova là dove la pianura lombarda
si va restringendo nella Valle del Chiese, fra due catene di
colline, allo sbocco della Valle Sabbia. Qui abitarono nel corso
dei secoli gli Euganei, i Liguri, i Celti e gli Etruschi, ma
soprattutto nel IV secolo a. C. vennero i Galli Cenomani.
Nel secolo VIII arrivarono i Longobardi e sorsero i Monasteri
Benedettini di Serle (per i monaci) e di S. Giulia a Brescia
(per le monache) che fecero la storia di questo territorio per
più di 6 secoli, infatti i due Monasteri , nel rispetto
di una parità concreta indiscussa, erano padroni ciascuno
di una metà del territorio, grazie alle donazioni fatte
loro al momento della fondazione da parte del Re Desiderio e
della moglie Regina Ansa, beni che le monache amministravano
attraverso i vassalli, mentre i monaci in parte con feudatari
e in parte direttamente. Ricchissima è la documentazione
che riguarda questioni di confine con l’Abate Alberico
di Serle e la Badessa Atta di S. Giulia, cessione di terreni
con l’Abate Benedetto e la Badessa Rolinda, gestione di
fondi con l’Abate Alberto e la Badessa Ota, documentazione
appartenente soprattutto al Monastero di S. Bartolomeo di Serle,
soppresso molti anni orsono, ed oggi custoditi presso l’Archivio
Vaticano.
La cima ad Est del monte che sta alle spalle del paese di Nuvolera
viene chiamato da sempre “el sércol”, cioè
il cerchio, perché risulta spianata da una struttura
circolare di massi e pietre. Si dice che fosse la base di un
Monastero poi abbandonato. La leggenda dà la colpa dell’abbandono
ad un gallo troppo petulante che disturbava i Frati.
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| Particolare del gallo dipinto
sullo stendardo Bs Est |
Si narra anche che in cielo apparisse un gigantesco gallo, che
posando una zampa sulla cima di Nuvolera e l’altra sulla
vetta di Serle indicava inequivocabilmente il luogo dove costruire
il Monastero. E trattandosi di una leggenda, non ci sarebbe
niente da dire. Ma il guaio è che al centro del Sércol,
c’è una pietra con incisa una forma che fa pensare
proprio all’impronta di una zampa di gallinaceo. Che,
se è già arcana una piattaforma circolare di pietre
su un monte, questa incisione aumenta il mistero. Più
seriamente gli archeologi ritengono che rappresenti la figura
di un uomo in ginocchio ed a braccia aperte. Indicherebbe il
punto dove una persona, assumendo quella posizione, si collocava
davanti ad una stele verticale e graduata su cui si posava l’ombra
delle braccia. Dal punto più o meno alto in cui cadeva
di volta in volta l’ombra si deduceva il mutare delle
stagioni, regolandosi di conseguenza per i lavori agricoli.
Alcuni studiosi ritengono però che si tratti del basamento
di un tempio dei Galli (ancora il gallo) Cenomani. Queste colline
rocciose sono pure note come covo di serpenti di una specie
terribile, detta in dialetto “bés galilì”
(ancora il gallo); ed a testimonianza di molti, la sua esistenza,
pare proprio non sia una leggenda. Comunque tra intemperanze
canore ed apparizione in cielo, tra impronte nella pietra, invasioni
galliche ed insidie serpentesche, tra leggenda e realtà,
il gallo salta sempre fuori. Come non poteva, dunque, finire
sullo stendardo del nostro Club?
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| Il campanile di S.Faustino con
il Gallo |
L’immagine che abbiamo scelto è quella del gallo
detto di Ramperto. Ramperto fu vescovo bresciano del IX secolo
e secondo fondatore della chiesa e del monastero di San Faustino
in città. Il gallo originario venne posto in epoca medioevale
sul pinnacolo del campanile di San Faustino. Durante la dominazione
austriaca le truppe asserragliate in castello lo presero spesso
come bersaglio, danneggiandolo seriamente. Nel 1910 venne tolto
dal campanile e conservato al museo cristiano. Successivamente
il Rotary Brescia si occupò del delicato intervento di
restauro e della fusione di una copia tuttora posta sul pinnacolo
del campanile di San Faustino.
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